Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Prima Pagina - data: 2007-05-07 num: - pag: 1
autore: di FRANCESCO ALBERONI categoria: REDAZIONALE
PUBBLICO & PRIVATO


Gli apatici scatenati.
E' l'Italia che si sveglia

La vitalità di un Paese, di un'impresa, di una famiglia si vede da quello che fa, da quello che costruisce, da quello che mostra. Lo sviluppo economico e culturale europeo dopo l'anno Mille si è espresso con le sue stupende cattedrali. Oggi la vitalità della Cina è dimostrata dai grattacieli di Shanghai, dalle sue navi portacontainer, quella della Spagna dalle sue metropolitane, quella della Francia dai suoi treni superveloci. Sono solo indicatori, solo simboli, ma più veritieri delle statistiche. Perché la gente che crea oggettiva sempre in modo visibile il suo slancio, i suoi progetti, i suoi sogni. E, nei periodi creativi, la gente partecipa di quella creazione, la sente come propria. Negli anni Sessanta, quando vivevamo lo slancio del boom economico, abbiamo costruito in poco tempo una rete di autostrade, e tutti accorrevano a guardarle, ne erano orgogliosi. I Barilla costruivano il loro stabilimento accanto all'autostrada, anche per Parma, la loro città. In queste epoche l'uomo comune, partecipando del fervore che lo circonda, crede in se stesso, lavora, si fa una casa, un negozio, mette al mondo figli.
Invece un Paese che ha perso lo slancio vitale non fa più investimenti a lungo termine, non costruisce più autostrade, ferrovie, porti, acquedotti, centrali elettriche, dighe, università, biblioteche, grandiosi edifici pubblici o privati. Il finanziere subentra all'imprenditore. La gente diventa pigra, vive per le vacanze. Non è più orgogliosa di quello che viene realizzato nel campo dell'economia, della scienza, dell'arte, non lo sente più come proprio. Anche sul piano degli affetti si inaridisce. Dice che è depressa, tarda a sposarsi, non fa figli. I governanti fanno discorsi in cui senti che hanno perso la fede.
Il nostro Paese è già andato troppo avanti su questa strada. Ma sono convinto che siamo giunti a un punto di svolta. In Italia c'è un immenso potenziale di creatività paralizzato, c'è troppa gente che ha voglia di fare ed è frenata. Lo vedo fra i miei studenti, basta uno stimolo, un'occasione, e quelli che sembravano apatici e spenti si scatenano, si mettono insieme, inventano, creano. Perciò fra poco emergeranno nuovi gruppi, nuovi imprenditori, nuovi leader, insofferenti delle ideologie dell'inerzia e del lamento. Incominceranno a sognare, a costruire, e si ribelleranno a chi dice che non si può, a chi pone intralci, a chi vuol tenerli immobili. E alla fine, credete, vinceranno.

 

 

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