UN PARADOSSO DI ORDINARIA GIUSTIZIA



 
"La Stampa" - 22 Febbraio 2004

Assolto, dunque colpevole
 
Luciano Coen
Achille Varzi
Giudice: Chi vuol parlare per primo?
Signor Rossi: Posso cominciare io. Il Signor Bianchi qui presente - sì, caro Giorgio, d'ora in poi per me sarai semplicemente il Signor Bianchi - fu mio carissimo amico sin dall'infanzia. Fummo compagni di scuola e di giochi, e le nostre strade si divisero ai tempi dell'università. Io scelsi agraria e lui giurisprudenza. Scelse giurisprudenza, Signora Giudice, grazie al supporto della mia famiglia: fummo noi, infatti, a pagare interamente i suoi studi. Questo in onore alla nostra vecchia amicizia, e grazie alle condizioni economiche più agevoli dei miei compianti genitori. Il Bianchi non avrebbe avuto altrimenti alcuna possibilità di frequentare l'università.
Signor Bianchi: Non lo nego. E sai che te ne sarò eternamente grato.
Rossi: Sì, ma non è questo il punto. Fosti tu a porre le condizioni. Non volevi elemosina, dicesti, e ti impegnasti a ripagarci interamente non appena vinta la prima causa.
Bianchi: Infatti. Come sai, però, una volta completati gli studi ho deciso di dedicarmi interamente alla musica e ho abbandonato il proposito di praticare la professione legale.
Rossi: Fatto sta che ormai sono passati dieci anni dalla tua laurea e io non ho ancora visto il becco di un quattrino, a dispetto del tuo impegno a ripagarci.
Bianchi: Io mi ero impegnato a ripagarvi dopo aver vinto la mia prima causa, e questo non è ancora accaduto.
Rossi: Certo che non è accaduto: non è accaduto perché ti rifiuti di fare l'avvocato.
Giudice: Fatemi capire. L'accordo era che il Signor Bianchi ripagasse la famiglia Rossi delle spese sostenute dopo aver vinto la prima causa?
Rossi e Bianchi: Precisamente.
Giudice: E Bianchi non ha ancora vinto alcuna causa, avendo deciso di intraprendere altra professione?
Rossi e Bianchi: Precisamente.
Giudice (a Rossi): Quindi per quale motivo lei ha citato il Bianchi in giudizio? Non mi sembra che l'accordo sia stato violato.
Rossi: L'intesa era che vincere la sua prima causa fosse una condizione sufficiente per onorare il debito: condizione più che logica nell'ipotesi che Bianchi intraprendesse la carriera giuridica. Che lui abbia preferito una carriera diversa a questo punto conta poco: i soldi ce li ha è questa mi sembra un'altra condizione sufficiente per il pagamento.
Bianchi: L'intesa era che vincere la mia prima causa fosse una condizione necessaria per onorare il debito. E poiché questa condizione non si è ancora verificata, non vedo perché io debba provvedere al pagamento.
Giudice: In effetti c'è una bella differenza tra condizioni sufficienti e condizioni necessarie. Ma se l'accordo era che il Signor Bianchi ripagasse la famiglia Rossi dopo aver vinto la prima causa, come entrambi avete confermato, è lecito stipulare che la condizione in questione sia da intendersi come sufficiente e necessaria.
Rossi: Se lo dice lei …
Bianchi: Quindi ho ragione io: venendo a mancare l'elemento di necessità, la condizione non si applica e io non sono tenuto a pagare.
Giudice (a Bianchi): Vedo che la logica non le sfugge. Però adesso il Bianchi l'ha citata in giudizio, e lei ha accettato di difendersi da solo, giusto?
Bianchi: Esattamente. Conosco bene i miei diritti, come pure le procedure.
Rossi: Diritti e procedure che hai imparato a nostre spese…
Giudice: Questo è irrilevante. Piuttosto, Signor Bianchi, si rende conto che così facendo lei è cascato in una trappola?
Bianchi: Prego?
Giudice: Ci troviamo di fronte a una situazione di cui parlava già Cicerone. (Academica II, 95: Protagora contro Euatlo.) Il vostro accordo prevedeva che il pagamento avvenisse quando, e solo quando, Bianchi avesse vinto la sua prima causa. Al momento attuale, cioè prima della mia sentenza, ciò non è ancora avvenuto; quindi, al momento attuale, la condizione necessaria per la riscossione del pagamento non si è ancora verificata. Quindi la corte non ritiene di poter individuare le condizioni sufficienti per deliberare a favore di Rossi. Delibero pertanto che Bianchi non è tenuto a pagare…
Bianchi: Non avevo dubbi.
Rossi: Ma Signora Giudice…
Giudice: ... dopo di che, naturalmente, e per il momento in forma del tutto ufficiosa, la corte è tenuta ad esortare Bianchi a rispettare il contratto stipulato in gioventù, e a restituire a Rossi la somma pattuita.
Rossi: Non avevo dubbi.
Bianchi: Ma Signor Giudice, così si contraddice! Ha appena detto che non sono tenuto a pagare.
Giudice: La corte ha sentenziato che lei non è tenuto a pagare. Così facendo, la corte ha decretato la sua prima vittoria. E il risultato di questo decreto è che lei è tenuto pagare. Nessuna contraddizione. E se lei non paga, il Signor Bianchi avrà buon gioco citandola in giudizio una seconda volta. Il caso è chiuso.