Corriere della Sera - NAZIONALE
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sezione: Prima Pagina - data: 2006-07-17 num: - pag: 1
autore: di FRANCESCO ALBERONI categoria: REDAZIONALE
PUBBLICO & PRIVATO
Quanti tradimenti dietro la
maschera del comando
Ho conosciuto tre tipi di capi, tutti bravi, tutti di successo,
tutti con un solo difetto, talvolta fatale. Il primo tipo è geniale,
esuberante, generoso, si lancia in una avventura con un gruppo di
amici, di soci, in cui ripone fiducia. È sicuro di sé, del suo
piano, della sua strategia. Sa però assimilare prontamente i
suggerimenti, le idee, le correzioni degli altri. Gli piace lavorare
in gruppo, formare una banda. È convinto che tutti siano pronti a
dedicarsi alla causa comune, a spendersi, è sicuro di poterli
trascinare con l'entusiasmo, con l'insegnamento, con l'esempio. Ama
i suoi collaboratori, li considera amici, li elogia, esulta per i
loro risultati. Ma la sua eccessiva fiducia negli esseri umani lo
porta a non capire che sono in competizione fra di loro e con lui.
Come Cesare non si rende conto che tutti sono convinti di avere il
suo stesso valore e finisce vittima del loro tradimento.
Il secondo tipo di capo non compie questo errore. Egli sa di essere
superiore agli altri, di avere una potenza di intuizione, una
visione strategica, una rapidità di decisione, una capacità di
lavoro infinitamente maggiore della loro. Perciò utilizza moltissimi
collaboratori, assorbe da loro ogni idea, ogni suggerimento utile,
ma delega loro nulla. Li trascina con l'entusiasmo, li seduce, sa
farsi amare. Ma non costruisce una struttura organizzativa, un
partito, una scuola, una comunità. E' convinto che la vittoria
dipenda esclusivamente dal suo intervento personale. E spesso è
vero. Però nella sconfitta si trova senza uno stato maggiore, senza
ufficiali esperti e deve ricominciare da capo.
Il terzo tipo non ha nessuno di questi difetti. Costruisce una
splendida macchina organizzativa. Sceglie collaboratori capaci,
competenti, consiglieri selezionati. Costruisce i suoi piani
consultandosi con loro. Ascolta pazientemente ogni parere, ogni
progetto e ne tiene conto. Ma con questi collaboratori tiene solo
rapporti rigorosamente professionali. I rapporti intimi, quotidiani,
li ha solo con un nucleo interno di persone fedelissime e che gli
ubbidiscono ciecamente. Egli costruisce in tal modo una macchina
estremamente efficiente e non rischia né il tradimento come il primo
né la solitudine come il secondo. Il difetto? Gli esseri umani
vogliono amare il loro capo e sentirsi stimati, amati personalmente.
Spesso, per dare loro questa impressione basta solo una parola, uno
sguardo. Lui non lo fa, e loro lo sentono freddo, indifferente,
lontano.
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