- Dal libro “OMAGGIO ALLE DONNE
D’AFRICA”
di Suor Teresina Caffi (espulsa dal Burundi)
<<Rendo omaggio alle donne d’Africa, alle donne dei paesi dei grandi
laghi, le donne che risalivano dal lago alle sei del mattino, con la
gerla già piena di sabbia bagnata, con cui riempire un fusto per una
casa in costruzione.
Donne capaci di alzare la testa da sotto il peso e salutare con un largo
sorriso. I primi spiccioli della giornata. Poi via, per i campi lontani
dalle città, scalze, la gerla con la zappa sulle spalle. E magari anche
l’ultimo nato, da deporre all’ombra, mentre si chinano sotto il sole a
coltivare.
Rendo omaggio alle donne al lavoro nei campi, spazio di libertà e
creatività ove far crescere e moltiplicare la vita; che raccolgono e
sbucciano la manioca, ne riempiono la cesta e tornano insieme liete
camminando per chilometri sotto il sole delle due. E poi il fuoco da
accendere, il cibo da preparare per tutti, il profumo che inonda l’aia e
tutti che attendono il loro cibo. E vederli mangiare tutti con gioia e
orgoglio. E finalmente sedersi a mangiare.
Rendo omaggio alla loro intelligenza volta a proteggere la vita, al loro
provvedere ad ogni cosa. Alle donne del mercato, finalmente sedute, che
vendono il sovrappiù per procurare un poco di pesce, di sale, un vestito
ai figli, e magari qualcosa di bello per loro. Basta così poco perché
facciano festa.
Rendo omaggio alla loro bellezza, luminosa, regale, ignorata, che la
fatica spegne presto, ma solo in apparenza.
Rendo omaggio a queste donne che trovano il tempo per prendere un
quaderno e andare a imparare a scrivere e capire così che non è vero che
sono meno intelligenti.
Alla festa di leggere le prime parole, il libro dei canti, la lettura in
chiesa.
Rendo omaggio a queste donne regine ad ogni maternità, Che sanno
chiamare Desirèel (Desiderata) anche la nona figlia, e che ricorrono al
metodo delle “nascite desiderabili” piuttosto per averli, i figli.
Rendo omaggio alle donne morte nel dare la vita, con semplicità, come in
un’avventura di cui sapevano da sempre il prezzo.
Rendo omaggio a queste donne per le umiliazioni nascoste, i tradimenti
subiti, le speranze deluse, la capacità di sopportare per amore dei
figli. Per le volte che qualcuno ha detto loro che erano inferiori,
serve, incapaci; per tutte le decisioni subite senza essere state
interpellate.
Rendo omaggio proprio a loro, soprattutto per questi lunghi anni di
guerra; a loro che portano il peso dell’impresa quasi impossibile di
nutrire la famiglia.
Al coraggio delle loro riunioni clandestine in città, non in nome di
chissà quali alternative politiche, ma dei loro figli e dei loro mariti,
resi merce di scarto dall’arruolamento forzato, dalla mancanza
quotidiana di cibo.
A loro che hanno per mesi rifiutato di mandarli a scuola.
A loro che hanno marciato con il seno scoperto per denunciare
l’inutilità del loro dare la vita di fronte ai continui massacri.
A loro che si sono vestite a lutto, che hanno scioperato da ogni
attività, che vendono le merci in casa per non pagare al mercato la
tassa dello “sforzo di guerra”, la guerra contro il loro popolo.
Rendo omaggio ai loro piedi che fanno chilometri e chilometri per
trovare da qualche parte del cibo che costi meno, purché i figli
mangino.
Rendo omaggio alle loro mani callose che conoscono fin da piccole il
lavoro, che sanno condividere con la vicina il niente che hanno.
Rendo omaggio al loro grembo offeso da una guerra fatta contro di loro
per uccidere il futuro di un popolo.
Rendo omaggio alle donne spesso volutamente infettate di HIV come
tecnica di guerra.
Rendo omaggio alle stesse ragazze umiliate alla stessa maniera mentre
andavano all’acqua o al campo e di colpo diventate buone solo per la
strada.
A queste donne usate ed umiliate.
A quelle che hanno preferito morire atrocemente pur di non essere
violate.
Rendo omaggio alla loro capacità di danzare, malgrado tutto, alla
nascita del figlio della vicina o negli incontri liturgici, ultimi spazi
di libertà rimasti.
Alla loro capacità di ridere, mai del tutto spenta.
Rendo omaggio alla loro fede nel Dio quotidiano che lotta con loro e
mediante loro per proteggere la vita, armata debole ed enorme della vita
contro gli eserciti della morte.
Rendo omaggio a Colui che le ha create per dire oggi che la vita si
guadagna, si difende e si protegge con la vita.
A questa eucarestia da esse continuamente celebrata nella fatica di una
vita donata.>>
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