Andrea
Camilleri
Da "Un filo di fumo", pag. 66 e segg.
"Quanti siamo in paese? " si era un giorno domandato il barone
Raccuglia mentre parlava con l'ingegnere Lemonnier, e prima che
l'altro avesse avuto il tempo d'aprire bocca, aveva da sé già pronta
la risposta: "Otto o nove famiglie nostre e una trentina di famiglie
borgise, Sì e no trecento persone".
"Ma se il paese conta novemila anime!" aveva ribattuto Lemonnier.
"Conta? Che conta? si era seriamente meravigliato il barone. "Il
resto non conta, egregio amico".
.... (segue la descrizione delle condizioni disumane dei
lavoratori di Vigàta):
...Son vecchi, giovani, anche ragazzi curvi sotto il gravame che
portano sulle spalle. Il primo si appressa agli alzatori da cui
ricevere il carico: su la prima coffa, la seconda, la terza e via di
corsa. ....
...per tutto il giorno, come spole, dalla stadera o dal carro alla
barca e viceversa, senza un lamento mai, incuorandosi, spingendosi,
celiando magari.
Non "consono alla dignità dell'uomo", dunque. E chi faceva cosa non
degna per l'uomo agli occhi del barone Raccuglia uomo non era e non
poteva mai essere: magari perchè il professor Marullo aveva omesso
di dire che la coffa, anzi le due o tre coffe che ogni spallone
portava, per il caldo e il sudore faceva nel punto d'appoggio tra
collo e spalla una piaga aperta a carne viva che ributtava sangue ad
ogni carico nuovo.
"Ma non mi faccia quella faccia" aveva detto il barone Raccuglia
...."Loro non s'impressionano per quel poco di sangue, sa? Anzi sono
contenti".
"Contenti?"
"E già. Perchè significa che hanno lavoro. Quando sono disoccupati
usano infatti dire: mi si sanò la piaga".
"Capisco".
"E poi non c'è pericolo, sa? Lo zolfo e l'acqua di mare: due
disinfettanti come non ce ne sono altri".
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