IL CAVALLO

Si fa sempre un gran parlare del cane amico dell'uomo. Ed è vero.
Ma il cavallo? No, dico, di questo nobile animale ce ne siamo tutti dimenticati?
Credo che un po' loro se ne risentano.

Ciao.
  Livio Bianchi
 
GLI UOMINI, CHE MASCALCIONI!
Buongiorno, cavallo, come mai lei non ha partecipato alla 9^ Fieracavalli di Verona?
Ho presentato domanda, ma sono stato scartato. Erano ammessi soltanto i purosangue, i cavalli famosi come Bucefalo di Alessandro Magno, Sultano di Giovanni dalle Bande Nere, la Cavallina Storna che portava colui che non ritorna. Io, purtroppo, sono un mezzo sangue.
Capisco, sua madre...

Che cosa insinua? Mia madre era una santa cavalla, tutta stalla e obito, non perdeva un funerale. Dica mia nonna, piuttosto.
Se mi consente il gioco di parole, era una cavalla che correva la cavallina.
L'ha detto. Io, mio nonno, non l'ho mai conosciuto, perciò essendo un nipote di N.N. sono escluso dalle magnifiche sfilate che si tengono a Verona. Non ho potuto neanche assistere al concorso nazionale di mascalcia, che riunisce ogni anno i più grossi mascalcioni d'Italia. Tuttavia sono orgoglioso d'essere un cavallo, sia pure di serie B. A quale onorificenza aspira un impiegato, un commerciante, alla fine della carriera?
Esser fatto cavaliere.
Precisamente. Mai nessuno che scriva, sul biglietto da visita, gatt. (gattiere) Luigi Rossi. Un industriale, appena diventa di calibro nazionale, viene nominato cavaliere, non gattiere del lavoro. Non parliamo poi dell'amore che hanno gl'inglesi per i cavalli.
Posso citare una frase di George Bernard Shaw?
Sebbene brocco, lei mi pare un cavallo istruito.
Non per nulla ho frequentato la scuola equina dell'obbligo.
Dunque George Bernard Shaw dice che le donne inglesi, sapendo che il primo posto nel cuore dei loro uomini è occupato dai cavalli, cercano di assicurarsi almeno il secondo posto in graduatoria, facendo di tutto per assumere un aspetto equino. E di solito ci rie-
scono. Gli inglesi cominciano ad amare i cavalli fin da bambini, montando sul cavallo a dondolo. Mai visto, in Inghilterra, un gatto a dondolo.
Se è per questo, neanche in Italia.
Però voi italiani, voi veneti vi servite di noi, morti, per fare la "pastissada de caval".
E che cosa pretendete, che facciamo la pastissada de biroccio?

Dico soltanto che ci vorrebbe un po' più di rispetto verso un animale che per sessanta secoli ha accompagnato la vita dell'uomo, nella guerra, nell'amore e anche nell'arte. Che cosa sarebbe John Wayne senza cavallo? Divorziando dal cavallo, chi ci ha rimesso è l'uomo. Dice un proverbio tedesco che un cavallo senza ussaro è sempre un cavallo, mentre un ussaro senza cavallo è soltanto un uomo. Il cavallo ha dalla sua una splendida letteratura, l'auto ha soltanto un listino prezzi.

Questo è vero. E la nostalgia che proviamo per voi affiora ogni volta che parlando d'un motore diciamo: cavalli-vapore.
Il vostro lessico non può rinunciare a noi. Per esempio, dite che D'Annunzio visse a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Nessuno dice: a cammello tra il diciannovesimo eccetera.
E la nostra superiorità sugli altri animali è ribadita dal fatto che si dice: sono salito a cavallo d'un cammello, non: sono salito a cammello d'un cavallo.

E vero, non ci avevo mai pensato.
Purtroppo, sono i proverbi quelli che ci fregano. Il più esiziale è «l'occhio del padrone ingrassa il cavallo ». Sa perché sono così magro? Perché il mio padrone mi fissava puntualmente tre volte al giorno, all'ora dei pasti, non posso lamentarmi, purtroppo, invece del sottoscritto, s'ingrassava il bue, mio vicino di stalla. Era
diventato così grosso, che quasi scoppiava. Alla fine fu chiamato il veterinario che spiegò il mistero. Il mio padrone era strabico.
Cesare Marchi
 


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