L'ITALIA

A quanti, smemorati per questione d’età o per fede ideologica, credono che gli attuali problemi e mali dell’Italia nascano con l’avvento del Cavaliere nell’agone politico, vorrei rinfrescare la memoria con alcuni scritti che datano una quindicina d’anni A.C. (ante cavaliere ).
Sono piccoli frammenti tratti da un libricino di Cesare Marchi, datato 1985.
Squarci che rendono bene l’idea di cosa fosse questo nostro benedetto Paese, questo nostro Stato e i nostri problemi quando di Berlusca non si aveva sentore, e né odore.
Buona lettura.
  Livio Bianchi
 
DURI A MORIRE

Raschiamo il fondo del barile. Il governo non sa più quali balzelli escogitare per tamponare le falle dell'erario. Nessun aggravio delle imposte dirette, promettono i presidenti del consiglio succedutisi in questi ultimi tempi, però qualche ministro, a mesi alterni, lancia l'idea d'una patrimoniale sulle case e sui terreni. Ma non sarà una nuova imposta, ci tranquillizza la solita voce ufficiosa, si tratterà d'un semplice anticipo sulla tassa di successione. Tanto, morire bisogna. Chi dice che il fisco ci vuole morti? Basta pagargliela subito, da vivi, questa ferale imposta che sa di crisantemi e di notaio.

Siamo sinceri. L'ultimo censimento ha rivelato che gli italiani hanno preso la cattiva abitudine d'invecchiare troppo, gravando sulle nasse dell'Inps e ingolfando gli ospedali. Vitamine, settimana corta, doppie vacanze hanno allungato paurosamente la vita media, procrastinando la riscossione, da parte dell'erario, della tassa di successione e tassando per giunta i livelli occupazionali delle pompe funebri. E allora, che si fa? Vista la riluttanza del cittadino a compiere, mediante un tempestivo decesso, il suo dovere fiscale, si aggirerà l'ostacolo obbligandolo a pagare anticipatamente. A pro degli eredi, si capisce. Il balzello sarà proporzionale all'entità del patrimonio. Hai un patrimonio vistoso? Tanto peggio, un'altra volta imparerai a non risparmiare.

Questa della tassazione anticipata è un'abitudine che il governo non ha alcuna intenzione di frenare. A novembre verseremo il 92 per cento delle imposte pagate l'anno scorso, anche se nel corrente anno le entrate sono diminuite. Anche se, putacaso, siamo andati in rosso. Poi lo Stato rimborserà la somma indebitamente versata, ma ha quattro anni di tempo. E ce la restituirà falcidiata dall'inflazione. Se un impresario privato si comportasse alla stessa stregua, tutti griderebbero all'affamatore del popolo. Lo Stato no, può dire ciò che vuole. Lo Stato è sovrano. Anche Attila era sovrano...

L'idea di tassare il futuro dopo aver spremuto come un limone il presente, spalanca ai nostri ministri delle Finanze pingui orizzonti fiscali. Nasce un bambino? Il funzionario del competente ufficio presenta ai genitori un modulo in cui, mediante accertamento induttivo, sono già state conteggiate tutte le tassseche, presuntivamente, quella creatura dovrà pagare nel lungo viaggio dalla culla alla tomba: l'ha sugli omogeneizzati, sui pannolini, il bollo dell'auto quando avrà diciotto anni, l'Irpef sullo stipendio, la nettezza urbana, l'imposta sui superalcolici se gli piacerà bere, quella sulla minerale se sarà astemio, le sigarette, la benzina eccetera. In una vita, quanti milioni pagherà di tasse vostro figlio? Fatto un rapido calcolo, tot milioni. Ebbene, caro signore, annuncerà il solerte funzionario, voi dovete versare subito un anticipo del 10 per cento (il doppio per chi ha due gemelli). Salvo restituzione, se il figlio disgraziatamente dovesse premorire. Fortunatamente egli sta bene, respira bene. Però l'aria che respira appartiene alla Repubblica, dunque egli deve fin dal primo giorno contribuire, tramite i genitori. alle necessità della Repubblica. Mi dispiace, ma è la legge. Almeno fino a quando non avremo una repubblica fondata sull'apnea.
 


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