TRILUSSA

Li libbri antichi
Ho trovato un libretto tutto rotto,
antico assai, che drento cianno messe
l’effe a li posti indove ce va l’esse,
ch’io, bello che so legge, m’inciappotto.
 
Però er padrone mio, ch’è un omo dotto,
 me lo spiegò jersera e me lo lesse:
se c’è badeffe s’ha da di’ : badesse;
fotto, presempio, cambi e dichi: sotto.
 
C’è er racconto d’un povero infelice
Condannato al patibolo innocente,
che s’arivorta ar popolo e je dice:
 
- Compagni! Abbaffo il Re! Viva la forca! –
Be’, devi legge tutto diferente:
- Compagni! Abbasso il Re! Viva la sorca!
° ° °
Questo bel sonetto di Trilussa mi offre il pretesto per tornare, per un momento, su un argomento già trattato: la scuola; e quindi la Lingua.
C’è da dire che la Lingua si evolve, negli anni, con l’evolversi dei costumi. Oggi, poi, con l’avvento dei telefonini e dei sms siamo arrivati a scrivere:  ke, xké, 6bellissima, ecc. ecc.
Sono i tempi che cambiano.
Ciò non toglie che alcune regolette vadano sempre rispettate.
Prendete, per esempio, la virgola. Una virgola messa male può uccidere. Esagerazione? Non credo.
Quel poveretto condannato al patibolo innocente, del Trilussa, aveva presentato domanda di grazia. Il ministro di giustizia, perorandone la causa, vi aggiunse la postilla: “ Grazia, impossibile impiccarlo”
Ma il re, presa la penna, cancellò la virgola del ministro e ne aggiunse una sua, sicché risultò la frase: “ Grazia impossibile, impiccarlo”. E il poveretto penzolò da una forca.
La virgola è una piccola verga. E anche una piccola verga, nel suo piccolo, può fare tanti guai.
 
 
                                                                      Ivan Chibioli
 
 


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