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L’immaginifico Pippo Baudo da Messina, anzi, da S. Agata Militello, sembra non sfuggire a questa legge non scritta. Il nostro, dal pulpito, pardon, dal palco di Sanremo, ha pontificato contro Benedetto XVI, reo, a dire di Sua Antenna, di non aver speso una parola per l’uccisione del poliziotto a Catania. Ad esser sinceri, il Pippo nazionale, anzi la sua carriera, mi ha sempre incuriosito. E, sarà perché io sono, anche per ragioni anagrafiche, un affezionato del “ mondo antico”, non sono mai riuscito a capire la sfolgorante carriera del siculo presentatore. Io me lo ricordo, agli esordi, condurre un programmino preserale: Settevoci. Vedevo questo allampanato giovanotto, brutto come un gallinaccio, dalle movenze disarticolate, dal tono di voce fastidioso, senza dizione, senza proprietà di linguaggio, senza la spontaneità naturale del vero professionista, agitarsi sullo schermo mulinando gambe e braccia in modo irrazionale. Un soggetto così se posto in un baraccone di una fiera, ti strappava sì e no un sorrisetto; più di compatimento che di compiacenza. All’epoca, i conduttori o presentatori televisivi in voga erano (vado un po’ a memoria) i seguenti: Daniele Piombi, Silvio Noto, Mike Buongiorno, Enzo Tortora, Corrado. Di questi signori, la nota più caratteristica era la professionalità. Che voleva dire: proprietà di linguaggio, dizione, presenza scenica, aspetto gradevole, eleganza; il tutto surrogato da caratteristiche personali che contribuivano a distinguere i vari personaggi: le famose “papere” di Buongiorno, la bonomia di Corrado, l’eleganza di Piombi, la sintassi di Tortora, e così via. Va da sé, che il Pippo era l’antitesi di tutto ciò. Eppure, nel giro di pochi anni, e qui sta il mistero, almeno per me, egli fece piazza pulita di tutti questi signori; i quali, chi per un motivo chi per altri, sparirono dalla Rai. Spariti. Finiti. Cancellati. E iniziò l’era pippiana. Il mistero, per me, è rimasto. Anche se ho provato a darmene , oltre che a farmene, una ragione. Ho pensato, cioè, che probabilmente eravamo all’inizio della cosiddetta “TV nazionalpopolare”, che facendo strame del vecchio modo di fare TV, si avviava a diventare, con gli anni, quella che oggi, ormai, è: TV spazzatura. E’ logico che i suddetti signori in questo nuovo contesto ci stavano come i famosi pesci fuor d’acqua. Infatti, chi è riuscito a resistere l’ha fatto rifugiandosi in programmi di nicchia, come fece, per esempio, Corrado con la Corrida. Per il resto, niente: ha imperato solo Pippo. Ha fagocitato tutto. Con lui, la TV ha indirizzato tutta la sua attenzione alla scoperta del fenomeno da baraccone. Non del talento, del genio artistico, no: del fenomeno da baraccone. Potrei farvene una lista lunga come una quaresima, ma non oso: correrei il rischio di essere lapidato da frotte di teleutenti a difesa dei propri beniamini. Mi limito solo a fare una domanda, retorica sicuramente, ma calzante: se a tutti questi guitti che ormai imperversano da anni sulle scene, TV o no, gli ponessimo dei paletti tipo: parla di tutto ma non toccare sesso, politica e religione, e specialmente non dire una parolaccia che è una, con che ci farebbero ridere? Ecco, questi sono i frutti dell’impero pippiano. Il quale oggi, forte e consapevole come un monarca, si arroga il diritto, proprio come gli antichi monarchi nel medioevo, di censurare il comportamento del Papa. In un eccesso di sdegno, potrebbe anche eleggersi ed elevarsi ad antipapa: Pippone I. Ai posteri. Il Grillo parlante.
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