Corriere della Sera - ECONOMIA E FINANZA -
Lunedì 22 Gannaio 2007


Neocapitalismo renano
La formula stakeholder

Dottor Vita, che cosa ha determinato la ripresa tedesca? «La stagnazione del prodotto interno lordo era essenzialmente dovuta a ragioni psicologiche. L'incertezza, alla quale ha contribuito anche la fine anticipata del governo Schroeder, spingeva il tedesco medio a risparmiare invece di consumare. Ma le imprese hanno ristrutturato e siamo di nuovo in testa alla classifica delle esportazioni. Prima o poi la fiducia doveva tornare».
Con la Grande Coalizione ?
«Non ha avuto subito effetto, ma poi Angela Merkel ha dimostrato che era possibile un equilibrio e in un'economia mondiale in continua crescita era naturale che la Germania riprendesse a consumare e a ridurre la disoccupazione».
Ristrutturazione ossia salari legati ai profitti, contratti a termine, delocalizzazione…
«E pure ricerca, sviluppo. La ripresa conferma che il modello tedesco è capace di rinnovarsi salvaguardando le sue fondamenta, a cominciare dalla mitbestimmung , la cogestione tra soci, manager e lavoratori».
Una consociazione corporativa sempre più criticata.
«Più fuori che in Germania. La cogestione persegue il bene dell'impresa».
Ma l'impresa è fatta dagli azionisti...
«Ma si può anche pensare che lo scopo dell'impresa sia la soddisfazione degli interessi degli stakeholder . In Germania le imprese vengono guidate dall'Aufsichsrat , un consiglio formato per metà da rappresentanti dei soci, e tra questi ci possono essere anche le banche che raccolgono le deleghe dei piccoli azionisti, e per metà dai rappresentanti dei dipendenti. Le imprese con più di 12 mila addetti in Germania hanno Aufsichsrat che possono arrivare fino a 20 membri con il presidente dotato di voto doppio in caso di pareggio. Per le imprese dai 2 mila ai 12 mila addetti, i membri del consiglio scendono a 12. Per le imprese minori, infine, non c'è pariteticità: i due terzi della rappresentanza vanno ai soci. Aufsichsrat significa sorveglianza e consiglio. E' in questa sede che si nomina il comitato di gestione, il Vorstand , composto esclusivamente dai manager più importanti. Il Vorstand ha la più ampia autonomia, salvo sottoporre le decisioni cruciali all'organo superiore. Le paghe dei manager, oggi in media inferiori a quelle italiane, sono comunque legate ai risultati, e questo li incentiva a far bene».
Come possono i manager contrastare i sindacati, ai quali devono la nomina? I casi Volkswagen e Siemens provano un conflitto d'interessi che arriva alla corruzione.
«Evocare questi casi per condannare un sistema mi pare un'operazione ideologica. Gli Usa si ritengono i depositari della miglior governance , eppure non sono immuni dagli scandali finanziari. Dobbiamo per questo dire che le public company sono di per sé fonte di corruzione? Nessun assetto azionario e nessuna forma di governo societario possono evitare a priori la corruzione. La cogestione si misura sui risultati. E quelli delle grandi imprese tedesche sono di prim'ordine. Non è vero che la cogestione blocca il rinnovamento. E' vero il contrario. I sindacati, essendo informati dei conti e dei piani dell'impresa, si assumono responsabilità dalle quali rifuggono in altri sistemi».
Un esempio?
«Alla Schering avevano 5 divisioni, tutte in profitto, ma, dopo la caduta del Muro di Berlino e l’inizio della globalizzazione, ci siamo accorti che non c’erano abbastanza risorse per sostenere lo sviluppo delle tre più piccole. Ne discussi a lungo con il Vorstand e poi con i sindacati. E alla fine fummo d'accordo nel cedere la galvanotecnica, che da noi aveva 80 anni di storia, la chimica industriale e i prodotti naturali per la chimica. Sacrificammo una parte del prezzo in cambio di precise garanzie per i lavoratori delle divisioni cedute. Eravamo 26 mila persone e siamo scesi a 18 mila. Poi, concentrando le risorse sui fitofarmaci e la farmaceutica, siamo tornati a 26 mila. E poiché anche le divisioni cedute proseguono con successo il saldo è positivo».
Perché non privilegiare il valore per l'azionista?
«Ci saremmo scontrati con i sindacati. Invece non avemmo un'ora di sciopero né un licenziamento. E nel lungo termine abbiamo guadagnato tutti: azionisti, dipendenti, dirigenti, la città di Berlino di cui siamo il primo tax payer , e soprattutto le clienti, giovani donne che si fidano della pillola contraccettiva e che hanno diritto ad avere un prodotto sempre migliore. Questo è il modello tedesco».
Il Financial Times critica Ferdinand Piech perché usa le risorse Porsche per prendere una Volkswagen dagli incerti ritorni invece di remunerare di più i soci.
«Bene la critica, anche quando non la si condivide. Piech insegue un’ambizione personale? Certo. Nelle sue vene, è stato detto, non scorre sangue, ma benzina. La sua famiglia ha la maggioranza di Porsche. Ha fatto un aumento di capitale per Volkswagen. Che male c'è se un industriale investe e chiama ad investire nel mestiere che sa fare meglio?».
Anche gli Agnelli non hanno ceduto la Fiat Auto...
«E hanno fatto bene, anche se gli errori del passato hanno ridotto una grande casa automobilistica a un ruolo marginale negli equilibri mondiali...».
Marchionne ....
«Fa molto bene. E ottima è l'idea di rivitalizzare marchi come Alfa Romeo e Lancia. Ma per tornare grande la Fiat deve fare ancora molta strada. Porsche e Volkswagen non hanno mai smesso nemmeno per un minuto di credere nell'automobile come, invece, in qualche occasione ha il vertice Fiat».
Ora, in Germania, i sindacati battono cassa.
«Durante gli anni difficili hanno accettato meno orario e meno paga per lavorare tutti oppure più ore di lavoro a parità di salario per rilanciare le imprese. E' logico che ora si attendano riconoscimenti. L'importante è legarli ai risultati e quindi renderli flessibili».
Sarà possibile?
«Non è scontato. Springer, per esempio, ha pensato di far partecipare i dipendenti ai risultati: mille euro di premio a fine anno. Ma il leader del sindacato, una signora di origine turca molto stimata, si oppose contro quella che considerava una liberalità padronale. La direzione ne informò i dipendenti con una lettera. Questi rifecero le elezioni, cambiarono leader e incassarono».
La Germania è un sistema chiuso da partecipazioni incrociate tra i grandi gruppi.
«E' sempre meno vero. Proprio Schering è stata bersaglio di un'Opa ostile da parte della Merck di Darmstadt...».
Che ha fallito.
«Si concederà pure il diritto alla difesa. Alla fine è arrivato un cavaliere bianco, la Bayer, che ha fatto un'offerta così allettante da non poter essere rifiutata. Vodafone ha comprato Mannesmann, Unicredito Hvb. Certo, bisogna pagare».
L'Antitrust tedesco non smonta i grandi gruppi.
«Springer aveva fatto un accordo con Haim Saban per rilevare la maggiore stazione tv privata tedesca Prosieben-Sat1 ed è stato fermato dall'Antitrus: avrebbe avuto una quota troppo alta del mercato. Avremmo potuto ricorrere al ministero dell'Industria. Ma la concorrenza avrebbe comunque potuto rallentare l'esecuzione. Meglio fare dell'altro. E Springer ha così investito all'estero: Turchia, Polonia».
 

 

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